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PARCO ARCHEOLOGICO CITTà DEL TUFO

Il Parco archeologico Città del Tufo è la rete museale del Comune di Sorano che comprende diversi punti di interesse dislocate su tutto il territorio comunale. Fanno parte di questa rete la necropoli etrusca di Sovana e il Museo di San Mamiliano (Sovana), l’Insediamento rupestre di San Rocco e il Museo Civico Archeologico Fortezza Orsini(Sorano), l’Insediamento rupestre di Vitozza (San Quirico).
A Sovana la parte d’interesse è situata pochi chilometri oltre la frazione per la strada che collega il borgo a San Martino sul Fiora. Qui si trova tutta l’area della Necropoli, un patrimonio storico di inestimabile valore composto da tombe e vie cave.
La prima parte della necropoli si estende per circa un chilometro e mezzo e presenta una fila quasi ininterrotta di tombe a dado e a semidado.

Tra queste spiccano alcune monumentali tombe a fronte colonnata e a edicola con frontone decorato: a Poggio Prisca (tomba Pola e tomba dei Demoni alati); a Poggio Felceto (tomba Ildebranda); a Poggio Stanziale (tomba del Tifone). La seconda parte della Necropoli si può raggiungere tornando indietro e procedendo a piedi sul percorso pedonale che fiancheggia la SP22 in direzione Sovana. Questa parte comprende la Chiesa di San Sebastiano, la Tomba della Sirena (la più importante), le Tombe a Semidado e la Via Cava di San Sebastiano.
L’insediamento rupestre di San Rocco è situato su una enorme terrazza panoramica immersa nel verde che domina il borgo medievale di Sorano e la vallata del fiume Lente. Dal punto di vista archeologico, questa zona è quasi del tutto inesplorata. Lungo i costoni del pianoro sono numerosi gli ambienti scavati nel tufo. Alcuni di questi, in particolare quelli esposti a sud ovest, sono stati utilizzati durante il periodo etrusco come luoghi di sepoltura; altri nel Medioevo hanno avuto una funzione quasi esclusivamente abitativa. All’ingresso dell’insediamento si trova la chiesa dedicata al Santo che presenta al suo interno un altare con affresco della fine del Seicento che rappresenta la Madonna col bambino. Alle spalle dell’edificio una strada conduce alla Via Cava di San Rocco.
L’Insediamento rupestre di Vitozza si trova vicino alla Frazione di San Quirico. Si tratta di uno degli insediamenti rupestri più vasti ed importanti d’Italia. L’abitato si trova a circa 2 Km dal centro di San Quirico (la frazione più popolosa del Comune di Sorano) ed è raggiungibile a piedi attraverso un percorso di grande fascino e di grande valenza ambientale. Le prime testimonianze risalgono all’XI sec., quando in tutta l’area si assiste alla realizzazione di numerosi castelli. A quell’epoca Vitozza doveva far parte di un ampio feudo che comprendeva ben 15 castelli fra i quali si ricordano Sorano, Pitigliano, Farnese, Mezzano, ecc (terra Guiniccesca). Il feudo dovette avere una notevole importanza strategica poiché grazie alle fortificazioni era possibile controllare le vie naturali di accesso al mare.
Oltre ad essere caratterizzata dai resti di numerose fortificazioni e chiese, Vitozza si compone di oltre 200 grotte scavate nel tufo fin dalle epoche più remote e utilizzate come abitazioni, stalle e annessi. Gli ambienti, oggi abbandonati, conservano ancora le tracce del loro utilizzo; sono presenti cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, pozzi da butto, nicchie, fori e cordoli per il posizionamento di giacigli e pestarole. In base al loro uso le grotte sono state suddivise in tre tipi: grotte ad uso promiscuo (come abitazione e stalla); stalle (riconoscibili dalla presenza di mangiatoie, trogoli e recinti); grotte ad uso abitativo (presenti soprattutto nel versante sud-ovest, più riparato e meglio esposto al sole). Queste ultime sono caratterizzate da ziri per il grano, pozzi per la raccolta dell’acqua e canne fumarie.
Particolarmente suggestivi sono alcuni ambienti caratterizzati dalla presenza di numerose e piccole nicchie scavate nelle pareti i cosiddetti colombari. Questi ambienti sono stati a lungo ritenuti monumenti funerari di epoca romana ma recentemente, grazie alle descrizioni particolareggiate degli studiosi antichi, è prevalsa l’ipotesi che si tratti di ambienti scavati in epoca medievale per l’allevamento dei colombi e dei piccioni. Per coloro che sono animati da spirito di avventura, oltrepassata l’area chiamata San Angiolino, è possibile inoltrarsi all’interno del bosco e attraverso un percorso piuttosto ripido (non attrezzato) raggiungere le sorgenti del fiume Lente. L’ambiente naturale di eccezionale bellezza, i ponti e le gallerie del vecchio acquedotto ottocentesco, la cascata, il ponte del bicchiere con il piccolo stagno (dove i ragazzi un tempo erano soliti fare il bagno), la grotta con la sorgente, rendono la visita veramente emozionante e indimenticabile.
Il Museo Civico Archeologico della Fortezza Orsini occupa alcuni ambienti della Fortezza trecentesca ed espone materiali archeologici provenienti dal territorio. All’interno del museo desta particolare interesse una piccola stanza situata nella torre ottagonale ricca di affreschi cinquecenteschi (grottesche). Sulle pareti laterali si ammirano inoltre due scene mitologiche. Si racconta che questa fosse la stanza privata del Conte Niccolò IV Orsini nella quale era solito accogliere le giovani fanciulle. Dalla biglietteria del museo partono le visite guidate alla scoperta della Fortezza importante esempio di architettura militare del Rinascimento. La parte cinquecentesca consta di un Mastio centrale e due bastioni angolari San Pietro e San Marco. Questi edifici erano collegati tra loro attraverso camminamenti esterni ed interni, oggi visitabili, dotati di punti di sparo posti in posizione strategica. Lungo il percorso sono presenti molti pozzi di aerazione utilizzati per ventilare gli ambienti sotterranei e aspirare i gas tossici originati dalla combustione delle polveri da sparo. Nella visita agli ambienti sotterranei si consiglia l’uso di una giacca.
Il Museo di San Mamiliano si trova invece nel cuore del borgo di Sovana, in Piazza del Pretorio. Il Museo è situato all’interno della chiesa omonima, la più antica di Sovana, risalente al VI secolo fu la prima sede vescovile della diocesi. La costruzione della Chiesa è del periodo paleocristiano, edificata su un preesistente edificio di epoca etrusco-romana.
In seguito al trasferimento della sede vescovile al Duomo dei Santi Pietro e Paolo, la chiesa di San Mamiliano venne progressivamente abbandonata.
La chiesa era ad un’unica navata e dotata di tre altari (uno dedicato a San Mamiliano). Il muro perimetrale posto a nord, sulla parte inferiore, presenta grandi blocchi lapidei e la cripta colonnata con capitelli di reimpiego.
Dal 2004 grazie alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici (la chiesa era ormai un edificio privato usato da una famiglia del posto come pollaio/magazzino) sono stati avviati una serie di lavori di restauro e recupero della Chiesa che dal 2012 è divenuta appunto museo.
In questo museo è presente una sezione dedicata alle ceramiche longobarde provenienti dalle tombe della Villa Biagiola di Sovana e una serie di interessanti reperti provenienti dal Museo del Medioevo e del Rinascimento nella Fortezza Orsini di Sorano, oltre al celeberrimo “Tesoro di Sovana”.
Sempre nel 2004 durante alcuni scavi effettuati nel sottosuolo della Chiesa di San Mamiliano fu fatta una scoperta eccezionale. Sotto il pavimento vennero riconosciute alcune sepolture di età rinascimentale e più in profondità alcuni resti di un edificio termale di epoca romana.
Ma la cosa più bella fu trovata ancora più in basso dove venne alla luce un recipiente contenente 498 monete d’oro. Si trattava di soldi aurei del V secolo, coniati sotto Leone I e Antemio, provenienti per la quasi totalità dalla zecca di Costantinopoli.
Alcuni studiosi sostengono che questo tesoro sia quello citato da Alexandre Dumas nel romanzo “Il Conte di Montecristo”, ovvero il famoso “Tesoro di Montecristo”. Leggende narrano infatti che sull’isola di Montecristo, proprio nel monastero dedicato San Mamiliano vi fosse un tesoro nascosto mai ritrovato, questo perché (siamo nel campo della leggenda) si trovava proprio nella Chiesa di Sovana e non sull’isola dell’arcipelago toscano.
Oggi parte del tesoro si trova in questo museo, parte nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Tralasciando le leggende nel 2019 purtroppo alcuni pezzi del tesoro sono stati rubati dal museo di San Mamiliano (ben 65 monete) le restanti sono sempre divise tra Sovana e Firenze.

NECROPOLI DI SOVANA

La Necropoli di Sovana fa parte del Parco Archeologico Città del Tufo del comune di Sorano.

Si trova a pochi chilometri dal paese di Sovana per la strada che collega il borgo a San Martino sul Fiora. Si tratta di un patrimonio storico di inestimabile valore composto da numerose tombe e vie cave.

La prima parte della necropoli si estende per circa un chilometro e mezzo e presenta una fila quasi ininterrotta di tombe a dado e a semidado.

Tra queste spiccano alcune monumentali tombe a fronte colonnata e a edicola con frontone decorato: a Poggio Prisca (tomba Pola e tomba dei Demoni alati); a Poggio Felceto (tomba Ildebranda); a Poggio Stanziale (tomba del Tifone).

La tomba Ildebranda (III-II secolo a.C.) è probabilmente la più famosa di tutta la Necropoli. Completamente scavata nel tufo si presenta come un tempio monumentale con porticato a sei colonne. La camera funeraria, nella quale è stata intagliata una sola banchina di deposizione per i defunti, è raggiungibile attraverso un lungo corridoio centrale in discesa. La camera fu ritrovata completamente vuota, conseguenza di un antico saccheggio o dell’azione di tombaroli. Il nome fu dato in onore di Ildebrando di Soana, meglio noto come Papa Gregorio VII. La tomba fu resa nota da Gino Rosi nel 1925, il quale ne pubblicò un primo resoconto.

Oltrepassando la tomba del Tifone e seguendo la segnaletica si arriva ad una grande Via Cava chiamata appunto “Il Cavone”. Se la storia delle vie cave della zona è avvolta nel mistero, quella del Cavone date le sue dimensioni lo è ancor di più. Lungo circa un chilometro e largo dai due ai quattro metri, il Cavone può essere considerato un’autostrada rispetto alle altre vie cave del territorio di Sorano e Pitigliano che sono molto più corte e soprattutto più strette.

Le Vie Cave sono opere di origine etrusca uniche al mondo, un patrimonio di enorme importanza storico-culturale e suscitano un’attrazione irresistibile. Tra il territorio di Sorano e Pitigliano se ne contano alcune decine ed hanno dimensioni variabili (il Cavone a Sovana è sicuramente la più grande). Si possono percorrere a piedi o a cavallo e passeggiare lungo questi sentieri regala grandi suggestioni. Perché gli etruschi costruirono queste vie intagliate nel tufo è tutt’oggi un mistero, alcuni ipotizzano un uso sacro e funerario (quasi sempre sono vicine a necropoli), altre tesi sostengono fossero semplici vie di collegamento o addirittura opere per il deflusso delle acque. L’unica certezza è che dovevano avere una notevole importanza, (si calcola che solo per realizzare il Cavone siano state asportate 40mila tonnellate di roccia vulcanica).

Dopo aver visitato il primo settore della necropoli (Tomba Ildebranda) si può procedere a piedi sul percorso pedonale che fiancheggia la SP22 in direzione Sovana.

Dopo circa duecento metri si arriva al secondo settore della Necropoli che comprende la Chiesa di San Sebastiano, la Tomba della Sirena (la più importante), le Tombe a Semidado e la Via Cava di San Sebastiano.

La tomba della Sirena (III-II a.C.), si trova in cima ad un rialzo ed è una tomba a edicola interamente scavata nel tufo. La facciata riproduce una falsa porta, all’interno della quale vi è scolpita l’immagine del defunto rappresentato come simposiasta, la porta è guardata ai lati da due demoni, probabilmente Charun e Vanth. Il nome deriva dal fregio nel quale non si rappresenta una sirena, come comunemente noto, ma il mostro marino Scilla colto nell’atto di affondare una nave. Sopra l’immagine del defunto è ben leggibile la scritta “Vel Nulina”, “Figlio di Vel”. Un dromos particolarmente stretto conduce alla camera sepolcrale, la quale è disassata rispetto all’edicola. Le piccole dimensioni della camera fanno pensare a una sepoltura per un singolo individuo. La tomba fu descritta per la prima volta dal pittore inglese Samuel Aisnley il quale vi fu indirizzato dagli abitanti del luogo.

Continuando su questo sentiero, si raggiunge la necropoli di San Sebastiano, dove si può attraversare la Vie Cave omonima che taglia alcune tombe a camera di età arcaica per giungere infine ad un oratorio rupestre a due ambienti.

 

Orario

Orario continuato tutti i giorni 10:00-19:00 (ultimo ingresso consentito alle ore 18:00)

 

Biglietti

  • Biglietto intero € 5,00;
  • Biglietto ridotto € 3,50
  • Biglietto cumulativo: € 10,00 comprende gli ingressi al Parco archeologico “Città del tufo”, al Museo del Medioevo con la Fortezza Orsini e al Polo Museale di Sovana con il Museo di San Mamiliano